Prima dei centri commerciali c'erano loro: venditori ambulanti con carretti e ceste che portavano il mercato sotto casa, gridando la merce con voci diventate leggenda.
Le voci della strada
Ogni ambulante aveva il suo grido di richiamo, una cantilena personale che le massaie riconoscevano dalle finestre: il pescivendolo annunciava il pescato del giorno, l'ortolano decantava pomodori e cime di rapa, lo straccivendolo barattava oggetti usati. Quelle voci componevano la colonna sonora quotidiana dei quartieri popolari.
Il mestiere si tramandava di padre in figlio insieme al carretto, al giro dei clienti e all'arte della contrattazione: mercanteggiare non era avarizia, ma rito sociale. Un buon venditore sapeva dosare sconti, omaggi e chiacchiere per fidelizzare intere vie.
Il carretto passava sempre alla stessa ora: per le massaie era più affidabile dell'orologio del campanile.
Tradizione popolareTra le figure più amate c'erano i venditori di sgagliozze e popizze fritte al momento, con il calderone d'olio sempre caldo, e quelli di lupini e ceci tostati nelle sere d'estate: street food ante litteram.
Mercati e feste rionali
Il regno naturale degli ambulanti erano i mercati rionali e le feste patronali: a San Nicola e nelle sagre di quartiere, bancarelle di ogni tipo invadevano piazze e lungomare. Torrone, palloncini, giocattoli di legno, pesce fritto: la festa cominciava dalle bancarelle molto prima che dagli altari.
Dove trovarli oggi
Gli eredi degli ambulanti storici resistono nei mercati coperti e rionali, come quello del quartiere Libertà, e nelle feste patronali di maggio e dicembre. Cerca le bancarelle con la coda di anziani del posto: è lì la roba buona.
Oggi le norme igieniche e la grande distribuzione hanno ridotto gli ambulanti ai mercatini autorizzati, ma nelle feste comandano ancora loro, con gli stessi gridi di cinquant'anni fa.
Un patrimonio orale da salvare
Con la scomparsa degli ultimi ambulanti storici se ne va anche un patrimonio immateriale: modi di dire, filastrocche pubblicitarie, tecniche di vendita tramandate a voce. Raccoglierne le testimonianze, come fanno alcune associazioni culturali baresi, significa salvare la memoria sonora della città.
La prossima volta che senti un grido dal balcone o al mercato, fermati ad ascoltare: potresti star assistendo a uno degli ultimi spettacoli della Bari che fu, messo in scena gratis ogni mattina.
I mestieri che restano
Non tutti gli ambulanti sono scomparsi: l'ombrellaio che ripara ombrelli a domicilio, l'arrotino con la sua bicicletta-fucina, il venditore di scope di saggina resistono come fossili viventi di un'economia antica. Trovarli in giro è sempre una piccola festa.
E poi ci sono i mercati rionali coperti, dove i banchi fissi custodiscono lo spirito degli ambulanti di un tempo: stessa arte della contrattazione, stessa qualità dei prodotti, stessa umanità. La tradizione non muore, cambia indirizzo.